Archivio

Archivio Ottobre 2008

La felicità è clandestina e muore in silenzio

14 Ottobre 2008 6 commenti

Lo aspettava con addosso biancheria intima nuova, ed una vestaglia corta che lasciava scoperte le lunghe gambe ancora perfette, nonostante non fosse più la ragazzina adolescente che respingeva,con la sicurezza di una donna, le avances di uomini più grandi di lei. Molto più grandi di lei.
Sorseggiava la solita vodka ghiacciata e fumava le solite sigarette dal tabacco scuro, indossando lingerie nuova, in attesa del suo arrivo. Le piaceva arrivare in anticipo per guardarsi attorno. Osservare il nuovo appartamento preso in prestito. Studiare il campo di battaglia. Il terreno dove si sarebbe combattuta quella guerra fatta di sesso, carezze, graffi e morsi. Sentì il proprio profumo nell’aria. Ascoltò il frusciare della seta lucida della vestaglia ad ogni suo movimento e trovò la posizione giusta, dove c’era la luce giusta, nel punto giusto dell’appartamento preso in presito, dove attenderlo. Anche l’attesa fu giusta. Lui entrò dopo pochi minuti. Il tempo giusto di finire l’ultimo sorso di vodka mentre lui le gettava addosso il primo sguardo.
Si ritrovarono sul tappetto del piccolo salotto con ancora tutti i vestiti addosso, ansimando e sudando, fumando in silenzio e scaricando l’adrenalina. Le piaceva fare sesso con lui perchè, nonostante la grande sicurezza che mostrava, sapeva come girarlo ai suoi voleri. Era sempre lei a decidere come fare, le posizioni, il ritmo ed era sempre lei a decidere quando venire, quando finire. Ma nonostante questo lo considerava niente male a letto e si ritrovava a pensare che nemmeno suo marito riusciva a farla godere cosi. Forse per quell’assurda cosa che con le persone che amiamo non si è mai del tutto se stessi. Mentre con lui poteva lasciarsi andare. Essere quel che era, senza alcuna difesa perchè non aveva nessuna immagine da proteggere, nessuna se stessa da nascondere o di cui vergognarsi. Si chiedeva anche se per lui fosse lo stesso con sua moglie, ma la risposta era sempre affermativa, altrimenti non sarebbe lì con lei. Perchè lui non poteva essere lì solo per una scopata. Lei era qualcosa di più. Di molto altro. Parlavano tra di loro. Scopavano, ma parlavano anche. Si confidavano, si confrontavano senza freni e senza paura. No, lei non era solo una cazzo di scopata. Questa era la sua risposta. La sua unica risposta possibile.
Finito di bere lei lo spogliò e lo condusse in camera da letto. Gli diede un paio di pacche sul culo sodo mentre andavano, e risero entrambi. Stava bene con lui in quei momenti in cui poteva lasciarsi andare. Scoparono ancora, e ancora. Passionale e dolce. Lei alternò i modi ed i piaceri. Voleva gustare tutto quello che lui poteva dargli, tutto ciò che lei poteva prendere in quel letto estraneo. Nell’odore di lenzuola pulite con un detersivo che non era il suo. A cui non era abituata. Guardando un soffitto sconosciuto. Stringendo la testiera di un letto estraneo. Sentendo sul collo il caldo dell’alito ansimante di lui. Sentendo le sue mani da uomo stringerle i glutei nell’illusione di comandare il ritmo dell’amplesso. Leccandogli il sudore e l’umore. Uniche cose che conosceva, a cui era abituata. Odore e sapore di un uomo che non era suo marito.
Era ormai pomeriggio quando lui iniziò a parlare. Se se stavano abbracciati a fumare. Lei le solite sigarette con il tabacco scuro e lui le sue "homemade". Diceva che cosi ne fumava di meno. Altra illusione.
"Dov’è tuo marito?". Tuo marito. Un’altra di quelle cose non scritte. Quando stavano insieme nessuno dei due chiamava per nome i rispettivi coniugi traditi. Erano entità astratte. Dovevano esserlo.
"In viaggio d’affari chissà dove. Come sempre. Forse tu lo sai meglio di me."
"Dovremmo smetterla. Finire questa storia. Mi fa sentire sporco. Lo sai che siamo amici e colleghi io e tuo marito."
"Credi che sospetti qualcosa? O forse è per tua moglie?"
"Non lo so. Mia moglie? Figurati. E’ troppo occupata con se stessa e non vede altro. Ma non è questo. Lavoriamo insieme. E siamo amici."
"Ti stanno venendo i sensi di colpa perchè scopi con sua moglie? Siamo amici anche io e te. In più parliamo e scopiamo da dio. Forse è questo che ti spaventa tanto?"
"Al contrario! Ogni uomo m’invidierebbe se sapesse. C’è qualcosa di più vero e puro?"
"Certo che sei strano tu. Ma mi piaci anche per questo."
"Alla fine non siamo poi così diversi tra uomini e donne sotto alcuni aspetti. Basta riuscire a comunicare le cose."
"Già. Basta comunicare. Come se fosse facile."
"Io e te comunichiamo. E bene anche."
"E scopiamo. E bene anche."
"Mmm.. è vero. Che ore sono?"
"Sono quasi le quattro."
"Cazzo! Devo andare. E’ tardi. Ho una riunione di lavoro."
Si alzò di scatto dal letto bruciandosi con la cenere della sigaretta.
"Cazzo! Brucia! Ascolta, io sono dell’idea che dovremo darci un taglio."
"Ok. Ne riparleremo. Adesso vestiti e vai. Io sistemo l’appartamento."
Lui si vestì in fretta. Lei rimase nel letto a finire di fumare e si versò altra vodka. Non parlarono d’altro. Si guardarono solamente. Lui la salutò velocemente ed uscì. Lei scolò d’un sorso il resto del bicchiere, si alzò ed andò in bagno a farsi una doccia. Fece uscire l’acqua in modo che arrivasse alla giusta temperatura. Si guardò allo specchio. Si toccò i seni ed il collo e ripensò a lui, alle sue mani. Gli piaceva fare del sesso con lui perchè poteva dettare lei le regole, pensò. Lui era accondiscendente alle sue voglie, ai suoi desideri, ai suoi umori, eppure non lo sentiva come il suo oggetto di piacere. Si sfiorò tra le gambe ancora umide ed entrò nella doccia. Il getto caldo la isolò dal mondo e svanirono i pensieri.
Si vestì. Tolse le lenzuola dal letto e le mise nel cesto della biancheria nel bagno. Guardò in giro, recuperò i bicchieri ed il posacenere pieno. Prese la bottiglia di vodka ormai finita dagli incontri passati e rimise al suo posto la vestaglia di seta corta. Spruzzò del deodorante per ambienti alla cannella per nascondere i loro odori. Ma soprattutto l’odore di sesso che ancora si respirava forte, intenso, quasi caldo. Pulì e si accertò di non lasciare niente di personale in giro. Ci teneva a non fare brutta figura con chi le aveva prestato l’alcova. Era anche una questione di rispetto. E non voleva dare alla padrona di casa motivi per un rifiuto alla prossima richiesta.
Una volta sulla porta si girò per un ultimo controllo. Sorrise al pensiero che lui voleva finirla lì.
"E’ quasi tenero nel suo preoccuparsi. Quasi infantile." pensò. Ma divenne subito triste all’idea di porre fine a tutto quello, al non poterlo più vedere, al non poter più essere così libera. Così semplicemente felice.
Aprì la porta e si trovò controsole. Un bagliore la investì e lei strizzò le palpebre dietro gli occhiali scuri firmati. Un attimo dopo cadde indietro nell’appartamento con una chiazza rossa che si allargava sopra il seno sinistro.
Abbagliata dal basso sole autunnale, non vide l’assassino che la attendeva fuori della porta. Non udì nemmeno lo sbuffo del silenziatore montato sulla pistola. Si sentì solamente spingere indietro e perdere l’equilibrio con un’espressione di stupore sul volto. Sentì appena i raggi caldi sul volto e dell’umido impregnarle il reggiseno. Poi più nulla.
I primo colpo la raggiunse al cuore facendola cadere all’indietro. Il secondo le mandò in frantumi la lente destra degli occhiali firmati ed il cervello.
L’uomo vide solamente una donna bionda con occhiali da sole uscire dal palazzo, e poi si chinò a raccogliere le feci del suo cane, da bravo cittadino civile. Questo fu quanto dichiarò agli agenti accorsi sul posto.

Prosegui la lettura…

Categorie:Argomenti vari Tag:

quentin

13 Ottobre 2008 Commenti chiusi
Categorie:Argomenti vari Tag: