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Archivio Maggio 2007

APPELLO DEGLI ARTISTI ITALIANI (io lo faccio girare)

30 Maggio 2007 Commenti chiusi

APPELLO DEGLI ARTISTI ITALIANI
PER IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI IN MESSICO

Il 3, 4 e 5 giugno 2007 Felipe Calderon, neo-presidente del Messico, sarà in visita ufficiale in Italia per incontrare il Presidente del Consiglio Prodi e per consolidare le già intense relazioni economiche tra i due paesi.
Il Messico, nonostante la parvenza di paese pacificato che intende offrire di se, è attraversato da profondi conflitti sociali, ben motivati dalla atavica carenza di democraticità e trasparenza dei processi politici e dalle drammatiche condizioni economiche in cui versa la grande maggioranza dei messicani, come testimoniano i paurosi tassi di analfabetismo, emigrazione ed emarginazione sociale che gli stessi enti statistici messicani diffondono.
Il governo messicano, anziché far fronte ai problemi dei cittadini con adeguate politiche sociali, risponde consentendo agli USA la costruzione di un muro anti-migranti alla frontiera e scatenando sistematicamente una feroce repressione nei confronti di qualsiasi voce dissenziente, facendo carta straccia dei più elementari diritti umani. Se il numero di prigionieri politici attualmente rinchiusi nelle carceri oscilla tra le 500 e le 800 persone, come stimano diverse organizzazioni che si occupano del rispetto dei diritti umani, unanime è la denuncia delle ripetute torture e violenze cui sono sottoposti i prigionieri, nella totale impunità di chi perpetra questi crimini. Piuttosto, il governo è pronto a infliggere 67 anni di carcere ai portavoce della protesta popolare scoppiata a Salvador Atenco un anno fa per impedire la costruzione di un mega-aeroporto sulle terre dei contadini, o ad uccidere 23 persone per arrestare il desiderio dei cittadini di Oaxaca di avere un governo davvero popolare, espressione degli interessi della cittadinanza tutta e non di governatori corrotti come Ulises Ruiz. Dove l’esercito non può intervenire, per la forza politica, sociale e comunicativa dei movimenti, il governo messicano non esita a ricorrere alla guerra sporca, come dimostra la riattivazione di bande paramilitari in Chiapas per ostacolare l’autonomia delle comunità indigene zapatiste.
Di fronte all’evidenza delle ripetute violazioni dei diritti e delle libertà dei cittadini messicani, il governo italiano ha di recente accusato una notevole miopia, scegliendo addirittura di far divenire il nostro paese l’”invitato speciale” di Ulises Ruiz alla festa culturale organizzata per tentare di dimostrare il ritorno alla normalità dello Stato di Oaxaca, e facendo arrivare musicisti, cantanti, direttori musicali, compagnie teatrali e fotografi dal nostro paese.
Noi, artisti italiani da sempre impegnati per il rispetto dei diritti umani, pensiamo che la cultura, la musica e l’arte in genere debbano essere un veicolo di comunicazione e di scambio tra i popoli, non tra i governi, e che il nostro lavoro non debba essere utilizzato strumentalmente per legittimare interessi dei gruppi di potere, soprattutto quando si tratta di personaggi sanguinari come il governatore di Oaxaca, bensì essere voce, sguardo e movimento per coloro che sono privati della libertà e delle possibilità per esprimersi.
Per questo motivo, facciamo appello al governo italiano affinché esprima una chiara e netta presa di posizione:
- per il rigoroso rispetto dei diritti umani e delle libertà civili e politiche in Messico;
- per il riconoscimento dell’autonomia, dei diritti e della cultura dei popoli indigeni;
- per la scarcerazione dei prigionieri politici;
- per lo smantellamento immediato dei gruppi paramilitari.

PRIMI FIRMATARI:
Africa Unite, Almamegretta, Almanacer, Apres la classe, Arpioni, Assalti Frontali, Bandabardò, I Benandanti – Assemblea Teatrale Macerata, Caparezza, Enrico Capuano, Carmen Consoli, Eugenio Finardi, Gang, Max Gazzè, Sabina Guzzanti, I Lautari, Jovine, Linea 77, Lou Dalfin, Meganoidi, Punkreas, Marina Rei, Roy Paci & Aretuska, Riccardo Sinigallia, Subsonica, Paola Turci, gli artisti del progetto “Un cafesito mami – La musica indipendente per il Chiapas” (Banda Bassotti, El V and the Gardenhouse, Il Generale, Amsterdam Street Knowledge, Jahmila, Patchanka Soledada, Jaka)

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Senza senso ne titolo..

29 Maggio 2007 Commenti chiusi

poliziotti a cavallo di locuste violacee m’inseguono lungo l’autostrada. Merda tra poco mi beccano. dove cazzo ho messo il fucile ad acqua? Ma ma.. è caricato a vino! E gli sbirri mi rispondono al fuoco con tarallucci secchi. Corri lombrico del cazzo che un taralluccio in testa fa male! Mi butto fuori in corsa per confondergli le idee. Finisco in un lago di sale dolce ma ne esco aggrappandomi alla chioma di un salice ridente. Fuck! ho quasi finito il vino ed i Castelli so lontani per ricaricare. Devo trovare un distributore di Tavernello. E di corsa anche. Altrimenti finisce male per il sottoscritto. Ecco di nuovo le divise! Merda m’hanno beccato subito. Tu! scendi dal mezzo e sta buono che non ti faccio niente. Ah! un Fenicottero 6000 con zampe maggiorate e piume cromate. Bella c’ha pure le ali modificate. Con questo li frego tutti sti maledetti! Daje!! oh! Mica mollano ‘ci loro! Ma non li finiscono sti cazzo de tarallucci?! Corri tu co ste gambone lunghe!! Cazzo nemmeno con i campi de grano istantanee se fermano!! Dai corri! Gira di qua! Vai vai che li semino. Attento!! Uff.. per poco non me schiantavo contro quello scarafaggio dell’AMA. Ahahah!! c’è finita dentro una delle loro! ahahah TE LO SEI MERITATO!! OH!! se so incazzati!! ahahah. merda il passaggio a livello è chiuso! Devo passà prima del millepiedi express. Coriii fenicottero del cazzo!!! dai che ci siamo!! devo sta attento solo al salto prima delle rotaie.. eccole.. ci sono quasi.. Beccateve questa!! cosi me levo le ultime gocce de vino. Tiè!! quanto manca a passaggio?! ecco il millepiedi. Cazzo quanto corre! non so se ce la faccio! Cazzo! so troppo lento! no ce la faccio! ce la faccio! Ce la devo devo fare a tutti i costi!! CE LA FACCIO!!!
ORAAAA!!!
VAIIIIIIIIII
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no sense

7 Maggio 2007 6 commenti

“Sono un deserto.” questo pensava D. mentre si rollava l’ennesima canna della nottata. Doveva essere l’ultima. Quella della buonanotte. Solo erba, avvolta in un cartina trasparente in pura cellulosa. Ma troppi pensieri gli attraversavano la testa come stelle cadenti. D. sapeva che non sarebbe stata una buona nottata quella. I pensieri cozzavano contro le pareti del cranio con grossi tonfi. Il sangue correva troppo nelle vene. Il cuore pulsava troppo forte. E l’erba peggiorava tutto questo alterando i suoi stati di coscienza. Si accorse che il freddo che sentiva gli veniva da dentro. Gli nasceva dalle viscere e saliva fino alla mente, passando per il cuore. Iniziò a camminare con il passo di chi sa dove deve andare. Girò a destra dentro un vicolo senza illuminazione, e lo percorse con passo veloce e sicuro. In quella notte alquanto silenziosa si sentivano solo i suoi piedi calpestare immondizie e pozzanghere. Infilò una scarpa in una pozza più profonda delle altre, ma non se ne preoccupò. Sfilò davanti al clochard addormentato senza curarsene. Nessuno dei due cercava compagnia quella notte.
Il vicolo buio finiva su una strada ben più elegante. Illuminata e pulita con corpi a passeggio. D. svoltò a sinistra, sempre con l’aria di chi conosce una verità che gli altri ignorano. Aspirava boccate avide e lunghissime dallo spino nascosto nel palmo della mano. L’odore acre dell’erba gli si spandeva dinnanzi, e lo avvolgeva con la sua nuvola bianca e densa, mentre ci passava attraverso per respirarlo ancora. Per non sentire il fetore dell’esistenza putrefatta di una civiltà ormai prossima all’estinzione per sua stessa mano. Ma D. se ne fregava dell’umanità.
Con lo sguardo duro fissava tutto attorno a se. Volti urbiachi. Andature barcollanti. Cosce nude. Pancie scoperte in nome di una moda che non lascia più nulla all’immaginazione, alla conquista. Uomini e donne come bestiame al mercato in mostra per ottenere il prezzo migliore. Un’auto lo sorpassa e si ferma poco più avanti. Un ragazzo si precipita fuori dal lato del passeggero ed inizia a vomitare tossendo e gemendo. L’altro alla guida ride da ubriaco e controlla che non ci siano danni alla tappezzeria. D. passa senza voltarsi, come chi ha una destinazione precisa da raggiungere. Gli sarebbe piaciuto soffiargli in faccia il fumo al tipo che vomitava. “Sono diventato un bel bastardo, però non l’ho fatto. Allora sono il coglione di sempre”. L’ultimo tiro. Bocca in fiamme. Labbra bruciate. Polmoni polverizzati. Mozzicone che vola in strada.
“Hey D., partorisci stelle cadenti? Guarda è ancora lì in strada che brucia.”, Jim se ne stava appoggiato al muro con lo sguardo sul mozzicone di canna che D. aveva lanciato poco prima. Indossava i soliti pantaloni di pelle ed una camicia larga e cadente. “Io non creo stelle cadenti Jim, io le inseguo solamente” disse D. accendendo una sigaretta.
“Portami via, amico”
“Dove vuoi andare D.?”
“Non lo so, non è importante”
“Andiamo nel deserto”
“Non c’è bisogno d’andare lontano allora. Ci sono io.”
“Tu? Tu sei una moltitudine D.”
“Andiamo a bere, Jim”
“Andiamo a prendere Bob e poi dritti dal cubano”
“Jim”
“Si D.?”
“Quando te li togli sti cazzo di pantaloni di pelle neri?”
“Quando cambierò pelle, come le lucertole”
“Ma le lucertole non cambiano pelle”
“Quando muoiono si”
“Fanculo Jim. Fuma che è meglio”
..

>< Colonna sonora – Juliette and the licks – Discography ><

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