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Archivio Luglio 2006

Mezzo Litro

26 Luglio 2006 6 commenti

Mezzo Litro: “Aò sti sgabelli so comodi come li tavoli de marmo dell’obbbitorio!!”

Bruno il Barista: “Si ma da questi te ce poi arzà e annà a fanculo da n’antra parte”

Mezzo Litro: “Armeno un cuscino ce lo potevi mette sopra. Me s’è appiattito er culo.”

Bruno il Barista: “Se li facevo più comodi nun te levavi più dar cazzo! Daje Mezzo Lì, smamma che devo da chiude la baracca”

Mezzo Litro: “E mo me ne vado. Però prima damme n’antro goccio. c’ho a gola secca.”

Bruno il Barista: “Aò domani ce metto li chiodi su li sgabelli. Vojo vede se te ce siedi.”

Mezzo Litro: “Aò io so fachiro che nun ce lo sai? Co tutti li carci ar culo che ho preso c’ho fatto li calli!”

Bruno il Barista: “Te li calli ce l’hai ner cranio! Te ne de da annà!”

Mezzo Litro: “Si si vabè me ne vado. Anvedi questo. Nu spigne oh. io so pe la nun violenza. Soprattutto se è su de me. Pace fratè.”

Bruno il Barista: “Senti a gandhi vedi aritornetene da ‘ndo sei venuto! Daje su smamma!”

Bruno il Barista: “Vale pure pe te laggiù. è ora de chiusura. Daje esci.”

Il tipo era stato in silenzio tutto il tempo. Si alzò. Pagò. Ed uscì dal bar. Si dovette piegare per passare sotto la serranda già mezza abbassata ad indicare che il locale stava chiudendo.
Fuori l’aria della notte era meno opprimente del solito. Aveva piovuto da poco, e si sentiva l’odore dell’asfalto bagnato nell’aria fresca di luglio. I passi di Mezzo Litro risunavano nel silenzio del vicolo, rotto solo dal suo borbottare impastato dall’alcol.

Mezzo Litro: “Ammazza come me fanno male le chiappe. Nun ce vado più da quello si nun cambia li sgabelli, ‘ci sua.”

Il tipo si mise sulla sua strada senza fare il minimo rumore. Gli bastarono pochi passi per raggiungere Mezzo Litro, che procedeva barcollando lungo il muro del vicolo e ancora borbottava tra se e se.

Mezzo Litro: “Aò ma che è successo che è tutto bagnato? Ma che hanno annaffiato pe tera? Ma mica ce stanno li fiori qua. Certo che la gente è strana forte. Aò ma che ve siete ‘mbriacati?”

La lama scattò improvvisa sotto la gola di Mezzo Litro. Un gesto quasi invisibile. Un lampo e ed una macchia rossa come il vino iniziò a formarsi, silenziosa, sotto il suo collo. Mezzo Litro spalancò gli occhi senza proferire parola, e si accasciò a terra con la schiena lungo il muro. Il tipo silenzioso continuò a camminare senza voltarsi. Senza un gesto. Come nulla fosse. In fondo c’era abituato. Era il suo lavoro togliere di mezzo gli infami. Due gocce di sangue caddero dalla lama, poco prima che il tipo la rimettesse al suo posto e si persero in una pozzanghera. Le due gocce cadendo, come i passi del tipo, non emisero alcun suono. Fu il rumore della serranda del bar di Bruno che chiudeva a rompere il silenzio di quella fresca notte di luglio.
Bruno uscì dal bar e s’incamminò verso casa fischiettando. Nonostante la stanchezza l’aria fresca dopo la pioggia gli metteva allegria.

Bruno il Barista: “Ansenti che bel fresco. Daje che stanotte se dorme. Mo quanno che arivo a casa svejo pure mi mojie che st’arietta friccicante m’ha messo ‘na vojia.”

Continuò a camminare fischiettando allegro lungo il vicolo bagnato e silenzioso. In testa vedeva già il letto con la moglie che dormiva e russava leggermente. Sorrise pensando a lei. Dopo tanti anni non poteva più fare a meno di sentire quel russare leggero vicino a lui. Senza quello non sarebbe riuscito a prendere sonno. Gli uscì un pensiero a voce alta.

Bruno il barista: “A Ninetta aspetta che te pijo stanotte. Vedi che te faccio. Tanto li pupi stanno dalla nonna. Nun te sarvi. eheheh”

Mentre diceva queste cose passò davanti a Mezzo Litro e lo vide sdraiato a terra con la schiena mezza appoggiata al muro. C’aveva la testa piegata in avanti con gli occhi chiusi e un’enorme macchia rossa sul davanti della camicia. Puzzava d’alcol e sudore. Bruno lo guardò e senza fermarsi disse: “Anvedi come se la dorme questo. Aò l’hai presa brutta la botta la botta stasera. Beato te che nun c’hai pensieri e te godi la vita. Tutto st’arcol prima o poi t’ammazza. Bonanotte Mezzo Lì. Se vedemo domattina ar bare. Offro io li primi giri. Stamme bene.”. E continuò, fischiettando e cantando, per la sua strada, verso la moglie che russava leggermente e che di li a poco avrebbe svegliato per fare l’amore.

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ho passato metà della notte con due gatti bianchi..

14 Luglio 2006 10 commenti


..e mezza bottiglia di vino bianco, ma io vestivo di nero. Ho spezzato il titolo perchè era troppo lungo e mi scassava un pò cosi l’ho scassato io e l’ho diviso.
non è che abbia molto da dire ne molta voglia di dire qualcosa. sono stati giorni di inappetenza da vita. questa nuova “cosa” me la sono inventata adesso, tanto per fare il fico con termini altisonanti che non significano mai nulla di buono. Però sembra che il parlar forbito con una certa cadenza, con un ritmo controllato faccia sempre la sua porca figura. Anche se in realtà più che fare porche figure io faccio figure da porco, in tutti i sensi. Sia che si s’inteda figure di merda, che da maniaco sessuale. Ma, non avendo io un minimo di autostima e d’immagine da mantenere, come dire.. me ne frego. E qui mi sorge una domanda. Il fatto di dire che non si ha un’immagine da mantenere o che non si è catalogabili non è già questo dare un’immagine di se? non già questo catalogarsi o attenersi a delle regole? Gatto tu che dici? tu hai delle regole o delle mode? Che te strusci, rispondi invece de fa ‘a gatta morta. tacci tua micio. te miagoli, magni bene, nun fai un cazzo tutto il giorno, la notte te ne vai a spasso tranquillo, tranne quando arriva uno scassacolgioni come me che invece di dormire te viene a scoccià, e quand’è ora te fai du miagolate pe fa vedè che sei er mejo gatto del circondario e rimedi pure la micia senza tanti impicci e menate. Micio, ma tu lo bevi il vino? e tu fratello? Oh ma siete uguali. tutt’e due bianchi. oddio bianchi bianchi no. Grigiucci magari? fate un pò schifo, ma tanto è notte nun se nota e a me poco me frega. Faccio tanto schifo io stasera sdraiato sotto st’albero. So vestito de nero come no scafaraggio. anzi a roma se dice bacherozzo. Mici ma lo sapete che pure il vino è bianco? oddio pure questo non è che sia proprio bianco, in realtà è giallo. E che te miagoli micio, l’ho pagato un euro ma che pretendi. Mejo der tavernello. E poi questo è Don Simon è spagnolo, lo senti come te riempe la bocca sto nome? dillo micio “Don Simon olè”. Se vabè.. te miagoli e te strusci mentre tu fratello se lecca il vino che ho messo nell’erba.
Che posso dirti amico gatto. Fossi ubriaco o fumato avrei un’ottima scusa per stare seduto sotto quest’albero a quest’ora di notte a parlare con te. Ma per mia disgrazia non ho giustificazioni che possano ritenersi passeggere e/o guaribili e questo sai che significa? Miaaaoooo..

Colonna sonora – Pearl Jam – Ten
Foto – un altro gatto, quei due ieri sera non hanno firmato la delibera per pubblicare le foto.

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I fili d’erba s’annoiano?

4 Luglio 2006 14 commenti


se ne stanno tutto il tempo senza fare nulla.. mossi dal vento e cotti dal sole.. tranne quando passa qualcuno che li calpesta o un cane che ci caga sopra. o il tipo con il tagliaerbe che sembra un gokart e se diverte come un regazzino.. e lo pagano pure.. è proprio vero che non c’ho capito un cazzo della vita. Fa un caldo pazzesco. La mattina sulla colombo c’è la fila dei fancazzisti che vanno al mare mentre io sto in coda per andare a lavoro e c’ho l’abbronzatura da camionista. Roma è piena di gente che non fa un cazzo. Beati loro. Domenica pomeriggio metre aspettavo il trenino per tornare a casa mi si sono messi vicino un gruppo di ragazzini di 15 anni. Parlavano come se avessero trent’anni ma con l’atteggiamento di chi ha 15 anni. sembrava avessero vissuto chissà cosa. Sesso droghe viaggi discoteche risse. e si comportavano nel modo stupido classico di ogni ragazzino di quell’età. Ovviamente la mia insofferenza cronica verso il genere umano lì ha raggiunto il piccho massimo della giornata. Mentre uno dei ragazzini strappava il costume dell’amica ridendo come uno scemo con il ragazzo di questa, un’altro si vantava di prestazioni sessuali degne di Siffredi, il tutto condito di parolacce che avrebbero fatto ammutolire anche il più anziano scaricatore di porto figlio di camionisti turchi. In quel momento pensavo, anzi pregavo, che arrivasse un serial killer pluriomicida tipo Silenzio degli innocenti che mentre sterminava i ragazzini dalla bocca larga, m’intratteneva decantando sapori e odori di vini e gastronomie consigliandomi dove andare a gustare prelibatezze quella sera insieme agli amici. Ma visto che questo mio desiderio non è stato esaudito e faceva troppo caldo perchè me ne occupassi personalmente, sono rimasto a cercare di capire cosa passasse nelle teste di quei ragazzini, e come ogni bravo trentenne nostalgico li paragonavo alla mia generazione. E la sera con gli amici siamo andati alla festa della pizza a Ostiense. E c’era un gruppo live di musici partenopei. Anche lì ho desiderato arrivasse il mio amico serial killer pluriomicida per parlare di mozzarella di bufala e pizze, ma evidentemente aveva altro da fare. Quando lo incontro glielo dico. non mi considera più non mi ascolta più. mi dovrò trovare un altro amico immaginario. Qualcuno che ogni tanto almeno mi esaudisca qualche piccolo desiderio. Qua co ste leggi ultra repressive nun se pò fa più niente. O te rubbbbi miliardi e campionati o finisci al gabbio a vita pe ‘no spinello. Come al solito io non c’ho capito un cazzo della vita.. Forse se nascevo filo d’erba stavo mejo..

Intanto campa quentin che l’erba cresce…….

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