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Archivio Maggio 2006

A proposito di ali

31 Maggio 2006 6 commenti


Ballata – Litfiba

Sole, silenzio, fiato
Come questa Terra senza profondita`
Ti porta dentro il respiro
E ti senti ancora piu`, sempre piu` PICCOLO!

Vendero` l’ anima
Colorando il nero dell’ orizzonte
Vendero` l’ anima
Sto morendo, morendo di solitudine

Vendero` l’ anima
Forse questo e` un sogno, forse un mare
Dove perdersi per ritrovare
Le ali del cielo
Ali del cielo!

Io vendero` l’ anima

E ridono di me!
Ridono di me!

Delle mie ali, ali di cera
E Ridono di me!
Delle mie ali, ali di cera
Delle mie ali, ali di cera
Delle mie ali, ali di cera
Delle mie ali, ali di cera

` E VOLA …. IN ALTO …. FINO …….. A D I O ! ! ! !
Riferimenti: Da Inframundo – Mettere le ali

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Due elefanti contromano..

26 Maggio 2006 19 commenti


Sole che tramonta mentre sto in macchina e me ne vado verso casa.. Già stanco e mi aspetta un’oretta di strada prima d’arrivare.. Faccio pochi metri di strada.. passo un ponticello che crea un dosso e mi trovo due animali enormi e scuri in messo alla strada che mi fissano e se ne fregano di occupare tutta la carreggiata..
Mi guardano distrattamente mentre io con gli occhi sgranati stendo a credere di stare nel comune di roma.. Ho due enormi elefanti fermi davanti al muso della macchina che mi guardano.. e non ho una cazzo di macchinetta fotografica! Eppure non ho ancora bevuto.. non mi sono fatto.. Sono ancora relativamente lucido.. o no???
Tiro fuori la testa dal finestrino e cerco Tarzan che mi venga a dare una mano.. intanto i due pachidermi si muovono tranquilli verso di me.. uno dietro l’altro.. “A Tarzan ma ‘ndo stai?” Intravedo un piccoletto che accompagna i due animali.. ha la faccia distratta e l’aria tutt’altro che sveglia.. “A Tarzane, certo che te sei ridotto popo male, ma nun te ne potevi restà nella giungla??”..
Manco più Tarzan è quello de ‘na vorta..

Appena arrivo a casa stappo una bottiglia di rosso..

Colonna sonora – Er tranquillante nostro – Gigi Proietti

“Che tempi aho! Che tempi!

So tempi de nevrosi e pizzicosi
La gente è tutta matta da legà
Chi pija l?ansiolitico
Chi l?antibuggerotico
Noi nun pijamo niente
e sai perché

er tranquillante nostro
è solo er vino zumpappà
che scende alegro giù per gargarozzo zumpappà
e puro si sei nero
peggio de un bagherozzo
diventi rosa e nun ce penzi più

è un tranquillante che
se fa coll?uva zumpappà
e nun ze compra ne la farmacia zumpappà
se pija senza ricetta all?osteria
e ppe la dose?.. a piacere
e ppe la dose te la vedi tuuuu

so proprio ritornati i tempi cupi
de quando se viveva in ansietà
qua tutti so nevrotici
e puro pisicastenici
noi invece n?semo gnente
e sai perché

er tranquillante nostro
è solo er vino zumpappà
che scende alegro giù per gargarozzo zumpappà
e puro si sei nero
peggio de un bagherozzo
diventi rosa e nun ce penzi più
v è un tranquillante chev se fa coll?uva zumpappà
e nun ze compra ne la farmacia zumpappà
se pija senza ricetta all?osteria
e ppe la dose?.. a piacere
e ppe la dose te la vedi tuuuu

er tranquillante nostro
è solo er vino zumpappà
che scende alegro giù per gargarozzo zumpappà
e puro si sei nero
peggio de un bagherozzo
diventi rosa e nun ce penzi più
v è un tranquillante che
se fa coll?uva zumpappàv e nun ze compra ne la farmacia zumpappà
se pija senza ricetta all?osteria
e ppe la dose?.. a piacere
e ppe la dose te la vedi tuuuu

Che tempi aho! Che tempi! “

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L’arrivo..

24 Maggio 2006 10 commenti


L’Avana vista dall’alto non è il massimo. Anche dal livello normale non è che lo spettacolo migliori di molto. Si vedono gli anni e l’effetto dell’embrago. Si vede lo scorrere del tempo sui palazzi e le strade. Si vede tutto quello che manca. Vista da qui sembra una città uscita da una guerra, e le nuvole che ci sono stasera non aiutano molto a dare un colore che non sia il grigio. “Sembra Beirut” dice M.
In effetti a sentir parlare di Cuba ci si aspetta musica, colori, allegria, insomma tutte cose bellissime. Arrivare e vedere che la situazione è un pò diversa….
Ma è solo la prima impressione vista da un italiano appena arrivato.

La prima impressione colpisce in modo strano, lo fa con irriverenza e forza, non appena arrivi in aeroporto. Non appena esci dal recinto dei controlli dell’arrivo e dal ritiro bagagli. Si apre la porta e davanti ti trovi un mare di persone, molti con cartelli nominali in mano, che aspettano i turisti dall’italia e ti danno il benvenuto. Il primo pensiero è: “Vengo da molto lontano, non solo in termini di chilometri e questo sarà un viaggio molto particolare”. Sorrido. Guardo i miei due compagni d’avventura e ci dirigiamo verso i taxi.
Fuori dall’aereoporto fa molto caldo e c’è un gran sole. Ci fumiamo la prima sigaretta dopo molte ore. Le facce sono stanche e gli occhi aperti a malapena per la stanchezza e per il sole. Ci guardiamo attorno per vedere, per capire, per curiosità. Nonostante la stanchezza siamo contenti e sorridiamo mentre saliamo sul taxi che ci porterà all’ex-albergo della mafia sul Malecòn.
La strada dall’aereoporto a L’Avana non è moltissima, e l’autista guida in modo non troppo attento, come scopriremo poi fanno tutti cubani. Lungo la via si vedono vecchie macchine anni 50, camion da cantiere carichi di persone, sidecar russi e un sacco di gente ad ogni incrocio. Il tutto condito da dense nuvole nere sputate fuori dalle marmitte di ogni automibile, camion, furgone e anche cavallo che c’era in giro. Al posto dei cartelloni pubblicitari, ai bordi della strada c’erano slogan rivoluzionari. Facce di Che Guevara, e Castro che diceva che tutto va bene, e se lo dice lui.
Una volta in città il paesaggio cambia, ma la gente e le macchine non molto. Palazzi senza colore, macchine old-america sgangherate, alcune modificate e con i vetri oscurati, ed il famoso “cammello”, l’autobus pubblico di L’avana, che poi è la motrice di un tir con attaccato dietro quello che sembra il vagone di un treno modificato. Dire che fosse stracarico di gente è poco. Passiamo anche per Plaza de la Revolucion, vediamo il monumento a Jose Martì e tra i rami il ritratto del Che. Fa un caldo pazzesco in macchina e c’è ovunque puzza di nafta, ma siamo tutti troppo contenti d’essere lì e non ci si fa molto caso. L’autista non dice una parola, ed anche noi non parliamo granchè. Troppo stanchi e troppo occupati a stare con la bocca aperta a guardar fuori. D’un tratto alla nostra sinistra si vede il lungomare. Il Malecòn. Poco dopo siamo in albergo. Il panorama dalla stanza ci offre una visione particolare di quanto visto da terra. Ma siamo qui.

PS: Questa specie di diario di viaggio è buttato qui cosi come capita. Fa cagare, e spero non offra un’impressione sbagliata o negativa di quello che è stato il viaggio e l’isola in se. E’ un mondo a parte, molto lontano da noi, anche se il via vai di turisti che si sentono ricchi, troppo spesso è il vero male di quest’isola.
Non voglio criticare ne giudicare nulla o nessuno. Se vi va di discutere magari lo facciamo tra i commenti
.

Hasta luego.

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La tomba del Che..

22 Maggio 2006 5 commenti


El Che non è morto..
Vive ancora nel cuore di Cuba..

Negli ideali..
Nei sorrisi..
Nelle lotte..

e sulle magliette..

Che vi piaccia o no
quest’uomo merita il massimo rispetto..

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Attimi..

15 Maggio 2006 11 commenti


attimi

rubati..
vissuti..
sognati..
desiderati..
voluti..
abbandonati..
scritti..
bruciati..
visti..
fotografati..
camminati..
accarezzati..
assaporati..
passati..
sfiorati..
maltrattati..
ignorati..
leccati..
ascoltati..
pensati..
urlati..
ubriacati..
fumati..
intossicati..
filtrati..
sudati..
litigati..
baciati..
scopati..
trapiantati..
coltivati..
viaggiati..
seminati..
navigati..
osservati..
colorati..
anestetizzati..
masticati..
seduti..

Anonimi..

silenziosi..
rumorosi..

Infiniti..

attesi..
persi..

Illusi..

luminosi..
calorosi..
porosi..

Ridicoli..

accompagnati..
raccontati..
accellerati..
allucinati..
rilassati..
mentiti..
indicati..
morsicati..
abbracciati..
tagliati..
sbagliati..
immaginati..
arrestati..
pilotati..
liberati..
pitturati..
sospettati..
abbagliati..
cambiati..
venduti..
regalati..
terminati..

Finiti..

..e sensa senso come sto post!

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Venerdi 21 aprile.. si parte..

10 Maggio 2006 6 commenti

Cinque e trenta. La sveglia suona, ma fallisce il suo compito. Io sono già sveglio da un pezzo. Di solito a quest’ora si va a dormire non ci si alza. Ma oggi è un giorno particolare, è giorno di partenza.
La borsa è ancora da finire. Ci sono cose sparse per tutta la camera. Gli occhi sono gonfi e vedo a malapena dove metto i piedi. Una colazione veloce e silenziosa. Un passaggio in bagno e una doccia fredda per darsi una svegliata. Uno sguardo alla borsa da viaggio e un “Se mi sono scordato qualcosa, chissenefrega!”. L’appuntamento con i compagni di viaggio è alle sei e mezza, ma oggi per qualche strano motivo arrivano prima. Passaporto, macchina fotografica e la borsa semi vuota. Sono pronto.
Spero.

Stazione Tiburtina. Già c’è caos. Nel rincoglionimento da sonno riesco a fare i biglietti per Fiumicino senza danni. Sembriamo tre cadaveri deambulanti. Sul treno per l’aereoporto ci scambiamo qualche parola. Siamo emozionati. Ogni tanto scappa uno sguardo sui volti degli altri passeggeri. La maggior parte sta andando a lavoro ma quelli con il viso più stanco siamo noi tre che andiamo in vacanza. Non si parlano tra loro. Chi guarda fuori. Chi legge il giornale. Chi ascolta un walkman. Io vorrei alzarmi e dirgli che sto andando a Cuba finalmente! E ci vado due grossi personaggi. E che sarà un viaggio fantastico. Ma penso che se qualcuno lo facesse a me mentre sto seduto su un trenino che mi porta a lavoro alle sette di mattina di venerdì lo crocifiggerei nel corridoio, e cosi mi sto zitto e buono e sbadiglio.

In aereoporto si incontra ogni tipo di persona. Ma io sono troppo eccitato all’idea di questo viaggio che non guardo e non vedo nulla e nessuno. Che dobbiamo fare? chi ha le prenotazioni? dove dobbiamo andare? i bagagli vanno bene? è presto? ci facciamo mettere tutti e tre vicini? ma quanto dura sto volo? quanto manca all’imbarco? E cosi via fino al banco dove una signorina sorridente, dopo averci inquadrato subito come italiani che vanno a cuba per la prima volta, ci da i biglietti e si prende i nostri bagagli.

Il tempo in aereoporto prima del volo trascorre tra i negozi del Duty free dove compro un paio di occhiali da sole, e caffè al bar sospettando che sarà l’ultimo espresso decente da lì a dieci giorni. I personaggi che compongono l’aereo diretto a L’Avana, beh, ve li potete immaginare. C’è la signora Margarita. Madre di un cubano bello grosso trapiantato in Italia da anni, che torna a casa con la nipote. La nipote è, come dire, ‘nu femminone esaggerato!! Iniziamo bene..
C’è un tipo che sembra un hippie d’altri tempi. Peccato che avrà quasi sessant’anni e una pancia spropositata che spunta fuori dal gilet verde militare. Indossa un paio di sandali ed ha un codino con i pochi capelli che gli crescono, ormai, solo ai lati e dietro al cranio. Sempre meglio dei riporto del puttaniere qui accanto. Vecchio decrepito con accanto una tipa nera più del carbone e con dei fianchi esagerati che ostenta marche e firme anche sui peli del culo.
Poi c’è Spadino. Classico coatto romano con moglie/fidanzata cubana. Si muove come se fosse tarantolato e ciancica una gomma da un’ora e mezza. C’avrà i muscoli della mascella più forti di un pitbull. Se te morde so cazzi. Meglio evitare di guardargli la moglie/fidanzata o presunta tale, non vorrei si facesse strane idee e partisse di morso alla gola. Che poi non è nemmeno sto granchè. Meglio seguire gli sguardi di tutto l’aereoporto sulle enormi tette della nipotina della signora Margarita.
Come contorno ci sono due signori di Napoli che vanno a Cuba per l’ennesima volta e raccontano esperienze e dispensano consogli su consigli su dove mangiare, dove andare a ballare e, ovviamente sulle donne.
Ad un tratto passa Alessandro Haber che non disdegna un’occhiata anche lui. L’ho incrociato più d’una volta in aereoporto, chissà dove andrà stavolta.

è ora dell’imbarco.. si parte davvero.. ancora non ci credo..

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Il giorno del rientro..

9 Maggio 2006 5 commenti


..c’avevo un peso sullo stomaco!!! sigh..

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Si dice che si parte per tornare..

4 Maggio 2006 11 commenti


..ma io stavo mejo lì..

L’unica foto che ho di questo viaggio è quella che vedete qua sotto fatta con il cell dalla stanza d’albergo dove stavo gli utlimi giorni a palle all’aria dopo aver vagato per l’isola dato che il primo giorno la macchinetta fotografica appena comprata è andata chissà dove.. (no comment please)..

è dura rientrare nella routine stavolta..
veramente dura..

a presto per il resoconto di questo viaggio..

Hasta la vista compañero..
El que..

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