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Archivio Aprile 2005

Io parto ma questa..

21 Aprile 2005 13 commenti

Io parto per un pò di giorni..
ma questa canzone la dedico a voi..
Perchè ogni giorno della vita
in fondo è un viaggio..

..e la dedico anche a me..
In fondo me la merito..

Ninnananna – Modena City Ramblers

Camminavo vicino alle rive del fiume
nella brezza fresca
degli ultimi giorni d’inverno
e nell’aria andava una vecchia canzone
e la marea danzava correndo verso il mare.

A volte i viaggiatori si fermano stanchi
e riposano un poco
in compagnia di qualche straniero.
Chissa dove ti addormenterai stasera
e chissà come ascolterai questa canzone.

Forse ti stai cullando al suono di un treno,
inseguendo il ragazzo gitano
con lo zaino sotto il violino
e se sei persa
in qualche fredda terra straniera
ti mando una ninnananna
per sentirti più vicina.

Un giorno, guidati da stelle sicure
ci ritroveremo
in qualche ancgolo di mondo lontano,
nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati
o sui sentieri dove corrono le fate.

E prego qualche Dio dei viaggiatori
che tu abbia due soldi in tasca
da spendere stasera
e qualcuno nel letto
per scaldare via l’inverno
e un angelo bianco
seduto alla finestra

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La Strada – Modena City Ramblers

20 Aprile 2005 3 commenti

Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d’Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s’è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada.

Di tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.

Buon viaggio…

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio…

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Addio… Addio… – Domenico Modugno

19 Aprile 2005 3 commenti

I miei sorrisi e i tuoi
si sono spenti
noi camminiamo insieme
e siamo soli
ci restano soltanto
lunghi silenzi
che vogliono dire…
addio… addio…
il nostro amore
acqua di mare
e’ diventata sale
le nostre labbra
inaridite
non hanno piu’ parole
guardami… guardami
lo sai che non e’ vero
non e’ vero
ch’e’ finito il nostro amore
addio addio
addio addio
guardami… guardami
ascoltami
fermati
non e’ vero
perche’ tu stai piangendo
perche’ noi lo sappiamo
che ci vogliamo bene
che ci vogliamo bene

e ci lasciamo
addio addio
addio addiooooo

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Addii..

18 Aprile 2005 8 commenti

c’illudiamo di pensare
rendendo il pensiero
illusione senza tempo..
mal di stomaco..
respiri profondi..
nulla di fisico..
nulla di mentale..
contraddizione di un sorriso
che si bagna di lacrime..
universale gioia
mista a soggettiva tristezza..
non si può fare altrimenti
quando il bene di qualcuno
passa per il nostro dolore..
inutile fingere..
inutile riempirsi la bocca
con frasi che non hanno senso..
inutili unguenti
che cauterizzano neuroni stanchi..
sgorga lo stesso il sangue..
finchè non poseremo le labbra
sulla sorgente
e berremo la nostra vita..

egoismo..
altruismo..

nulla di tutto questo..

avidità..
generosità..

stronzate..

troppo spesso
è solo paura..

le strade si separano..
a volte s’incrociano ancora..
a volte mai più..
eppure anche se per poco
sono state una cosa sola..

direzioni diverse
ma un’unica meta:
L’orizzonte..

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Tempo pazzo..

18 Aprile 2005 Commenti chiusi

fa freddo nonostante sia metà aprile.. il caldo e di freddo non sottostanno alle regole degli uomini.. non gli interessa se ad aprile gli esseri umani hanno stabilito deve far caldo.. ed allora lo chiamiamo pazzo.. diciamo che le temperature sono impazzite.. perchè sono libere di fare quello che vogliono.. pazzo perchè libero.. con lo stesso termine indichiamo qualcosa che è una regola.. inventato da noi.. il tempo inteso come secondi.. minuti.. ore.. regolare.. sempre uguale.. standard.. uniforme.. regolare.. ecco.. regolare.. normale.. eppure lo definiamo cosi solo perchè soddisfa le nostre regole.. lo comprendiamo.. invece l’altro tempo.. quello meteorologico.. quello fa come vuole.. non rispetta noi uomini.. eppure anche l’altro non ci rispetta.. eppure anche l’altro a suo modo è estremamente egoista.. non sarà del tutto libero.. ma è indipendente dal nostro volere.. scorre senza sosta.. regolare.. uniforme.. ma è una nostra invenzione? dovrebbe sottostare alle nostre regole.. e invece una volta partito non si ferma più.. una volta andato non torna più.. inutile chiamarlo.. invocarlo.. certo torna l’ora con lo stesso nome.. ma non sarà la stessa.. creato dall’uomo.. non lo ascolta.. anzi.. lo uccide.. lentamtente.. lo logora.. lo stressa.. e l’uomo lo insegue.. inutilmente.. cosi finisce con il perderlo.. e rimanere al buio senza forze sotto la pioggia al freddo a dire che questo tempo è pazzo perchè ad aprile fa freddo..

alla fine..
essere pazzi rende liberi
o
essere liberi rende pazzi?

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Diario afghano – 12-04-2005 – Fonte: gondrano.it

18 Aprile 2005 3 commenti

Diario afghano
In un paese come questo è stato un momento unico, come quando vedi nel cielo il passaggio di una cometa.

14/3/05
Questa mattina, mentre ero nel reparto maternità all’interno dell’ospedale, mi sono avvicinata a una dolcissima mamma di soli 22 anni, che ormai è ricoverata da noi da quasi un mese perché ha partorito due gemelli piccoli, che fanno fatica a crescere.
Ha un volto dolcissimo, purtroppo non capisce quello che le si dice ma, quando ti avvicini a lei, con orgoglio ti mostra i suoi due bambini e li accarezza.
Mi è venuto in mente, non so perché, un dipinto conservato a Palazzo Pitti, la “Madonna della Seggiola”.
Mi ha fatto una tenerezza immensa, non ha assolutamente nulla, non ho mai visto nessuno venirla a trovare, probabilmente perché vive lontano, ma mi ha colpito per la sua semplicità e per quel suo dolce viso coperto dal velo che porta in testa.

15/3/05
Non ho sotto mano la sua cartella, ma cercherò di ritrovarne il nome.
La prossima settimana sarò nel suo villaggio a fare l’ambulatorio e l’ho convinta a portarmi i bambini per valutarne le condizioni. Spero che nel frattempo ai piccoli non succeda nulla, perché per loro il pericolo legato al freddo e al sottonutrimento inizia proprio ora, con il ritorno a casa.

16/03/05
La mamma si chiama Bibi Rahia Adchud Hali.
Almeno, questo è ciò che ho decifrato perché coloro che redigono le cartelle scrivono malissimo; inoltre, bisogna considerare che nessun afgano qui ha un documento, quindi sulle cartelle scrivi quello che loro pronunciano, ma non è detto che sia del tutto esatto.

2 aprile 2005
Oggi è stato il mio giorno libero, quindi durante la mattina me la sono presa con comodo; mi sono messa sul balcone a prendere il sole con un libro e poi verso le 16.30 ho chiesto a una guardia di accompagnarmi al fiume a fare un giro.

Se devo essere sincera quando ha capito il giro che volevo fare, nella sua mente avrà pensato che potevo anche starmene a prendere il sole senza seccare nessuno, ma io mi sono riproposta che almeno una volta la settimana devo farmi un giro a piedi di almeno un oretta!

Beh, comunque, tieni conto che era un ragazzo che potrebbe avere a dir tanto 25 anni, non conosceva una parola di inglese, ma comunque mi ha accontentato, e a modo suo ha cercato anche di comunicare con me.

Durante la passeggiata abbiamo incontrato diversi gruppetti di bambini, sono estremamente diffidenti e difficilmente si avvicinano, si tengono a debita distanza.

Uno di questi gruppetti, di soli maschi che giocava lungo il fiume, si è avvicinato e io ho tolto dalla borsa una manciata di caramelle (a Kabul ne ho comprate un kg.), anche se nel porgergliele mi è sembrato un gesto post guerra tanto simile alle immagini americane del nostro dopoguerra, ma è una delle poche cose che posso dare loro). Le hanno prese ma poi me le hanno tirate dietro. Hanno lasciato che mi allontanassi e poi le hanno raccolte.

Dopo pochi minuti, mi sono accorta che ci seguiva una bimba penso di 6-7 anni che portava con sé un sacchetto di plastica dove era contenuta della verdura, probabilmente l’avevano mandata al villaggio a comprarla.

L’ho salutata e mi ha sorriso, indossava un vestito color amaranto, portava una lunga treccia e aveva un viso dolce.

A un certo punto mi sono fermata, e ci ho riprovato, mi sono chinata e ho preso una manciata di caramelle dalla borsa, lei mi ha guardato e poi ha aperto le mani per accoglierle e mi ha detto “taschiacor” che in afghano vuol dire grazie.

Ho ripreso a camminare e lei era sempre dietro me, quindi mi sono fermata, e le ho teso la mano con un dito, proprio come nel film e.t.

Lei ha preso il mio dito nella sua mano e per pochi secondi abbiamo camminato insieme: due mondi così diversi e sconosciuti per pochi attimi sono stati in completo equilibrio.

Poi è stata raggiunta da altri bambini, si è staccata da me, si è coperta il viso con una mano ed è corsa via in direzzione del suo villaggio.

Poco dopo da lontano mi ha salutato con la mano.

In un paese come questo ti posso garantire che è stato un grande gesto, un momento unico, come quando vedi nel cielo il passaggio di una cometa, di cui per puro caso sei riuscita a cogliere l’attimo.

Era il tramonto, il sole stava scendendo verso le montagne, e verso casa mi sono ritrovata a ringraziare non so chi, non so cosa di questa passaggiata cosi preziosa.

Sophia – Inviata di pace
Org. Umanitaria

Fonte: La casa di Gondrano

Riferimenti: La casa di Gondrano

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Negli occhi guardo poco – Bandabardò

15 Aprile 2005 8 commenti

negli occhi guardo poco
solo per sentimento
perché lo sguardo è bello usarlo contento
nemmeno per errore o per essere fiero
potrei guardare il mondo privo dei desideri,
privo di desiderio

Mi faccio cullare da questi pensieri
mentre improvviso un fuoco
con le foto di ieri… e aspetto mattina
ho molta nostalgia del colore delle chiavi di casa mia
sono fuori casa
sono fuori casa
sono fuori casa
sono fuori casa

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Fortuna – Bandabardò

13 Aprile 2005 5 commenti

Mi prendi su, o no?
Mi prendi sono carico di viaggio
pieno di racconti,
ringrazierò per il passaggio

Rallenta di un bel po’!
Rallenta …così arrivi primo
Ti fermerai, o no, per un panino?!

Quanto ti vorrei e quanto non ci sei
Fortuna lontana da me
Fortuna ho un pensiero che…
Un pensiero che ritorna
Un abbraccio che circonda

Fatta questa curva lasciami al mio destino
Correggimi se sbaglio, di sicuro non ti piace il vino!?
Quanto ti vorrei non so mai dove sei
Gaia lontana da me, fortuna…
…non posso fare a meno
di aprire gli occhi e il cuore a…

Un pensiero che ritorna
Un abbraccio che circonda
Il più potente talismano che mi fa volare alto sulle righe della mano

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bianchi, neri e africani.. parole a caso..

12 Aprile 2005 4 commenti

Denti stretti.. gengive che sanguinano.. I bianchi fuggono i neri muoiono.. Anzi.. Tutti se ne vanno.. gli africani crepano.. se non possono comprarsi la loro stessa vita.. male.. vergogna.. colore della pelle che brucia.. neri contro neri.. divisioni razziali inesistenti create ad hoc dagli occidentali occupanti.. non bastava nero-bianco.. non era abbastanza.. non era abbastanza nemmeno nero-africano.. ci voleva una divisione ancor
peggiore.. africano diverso da africano.. rwandese diverso da rwandese.. Dividi et impera insegnavano i romani.. ed gli occupanti occidentali hanno preso alla lettera gli insegnamenti di chi prima di loro conquistò mezzo mondo.. senza starsi a preoccupare di cosa sarebbe successo il giorno che se ne sarebbero andati.. Grandi hotel in stile occidentale.. cibo occidentale.. liquori occidentali.. soldi occidentali.. vizi occidentali.. culi da leccare grassi ed occidentali.. armi occidentali.. morti africani.. sangue africano.. eppure è sempre rosso.. come il mio..
sembra assurdo.. l’occidente sembra abbia più civiltà anche nell’uccidere.. nell’ammazzare.. una granata lanciata da lontano.. un proiettile sparato da chissà dove.. un missile lasciato andare da un punto perso in mezzo al cielo.. impersonale anche nel provocare la morte.. forse è vero che il progresso allontana le persone.. chissà..
abbiamo un culto dei morti.. ogni popolo ha un suo rito.. le sue usanze per i propri morti.. ed i vivi?? che fine fanno? il culto della morte.. più si diviene civili più ci si dimentica d’esser vivi.. la civiltà ha il culto della morte ma non quello dei vivi.. in vita non sei nulla.. da morto puoi diventare anche santo.. o famoso.. immortale.. bisogna morire per diventare immortali.. eppure c’è individualismo anche nella morte.. se muore una persona è una tragedia.. lacrime.. commemorazioni.. discorsi di persone famose.. santificazioni.. se ne muoiono un milione è una notizia da telegiornale ma nulla più..

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Da "Mappa del nuovo mondo" di Derek Walcott

11 Aprile 2005 5 commenti

Amore dopo amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Stella

Se, alla luce delle cose, tu scolori
davvero, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole,venuta
troppo presto per il crepuscolo,troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos.

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