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Archivio Settembre 2004

Buio in gabbia..

30 Settembre 2004 10 commenti


Ho avuto paura
dell’oscurità della mia camera da letto..
non aveva fine..
non ne vedevo i confini..
non potevo dire dove finisse..
mi era..
oscuro dove fossero le pareti..
ero nel vuoto infinito della notte..
in quel momento
la parte umana e razionale di me
ha avuto paura..
non sapeva concepire
qualcosa senza limiti..
senza fine..
che non fosse delimitata..
qualcosa dove
non c’erano appigli o sicurezze..
nessun piccolo scoglio di luce
dove l’occhio potesse aggrapparsi
per rimanere a galla..
per sentirsi ancora nella realtà..
ed allora
ho nascosto la testa sotto le coperte
ed ho osservato quel nuovo buio..
doveva essere più piccolo..
meno vasto..
meno profondo..
con dei confini che potevo toccare..
che sapevo dov’erano..
eppure
quel nuovo buio era nero..
come l’altro..
non ne vedevo i confini..
come l’altro..
infine
mi sono lasciato andare..
ho scoperto
che potevo volare..
ho scoperto che i confini
esistevano solo in me..
ho scoperto che
non serviva avere le ali
per poter volare..
ed ho imparato ad amarlo..
come l’altro..

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Fine..

30 Settembre 2004 3 commenti

Recitare Shakespeare
nudo sulla spiaggia
con mare e stelle
a far da pubblico..

la luna sorride..

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padroni della lingua..

27 Settembre 2004 7 commenti


Sciamano – “Uomo bianco, perchè hai fretta?” – chiese a Banana.
“Conosce la mia lingua?” – chiese stupito il cavaliere.
“Lingua non tua, lingua di chi parla” – disse Tinguaya..

(Stefano Benni – non ricordo il titolo del racconto)

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..Delirio rosso..

23 Settembre 2004 9 commenti


Urla l’anima persa nella confusione.. brucia il suo fuoco e la mente abortisce pensieri sporchi e menomati.. anarchici lampi rossi scuotono le membra fredde del corpo in cui risiedo..
So di pensantezza.. instabile sulla vita.. solitario bestemmio alla luna.. non posso lasciarti andare.. non posso lasciarti uscire dalla tua prigione.. Demone.. Mostro.. Bestia.. Spirito.. Fantasma.. Incubo.. Vampiro che succhi vita.. Sei senza nome ma se ti chiamo rispondi attento.. Rimano chiuso nel tuo abisso.. nessuno deve vederti.. nessuno deve ascoltarti.. è inutile urlare.. inutile scalciare.. Ti conosco.. Ti combatto.. Non arriverai mai nel suo fuoco magico.. è troppo lontano.. troppo in profondità.. troppo protetto..

smettila! smettila! smettila di urlare! smettilaaaa!

Domande inutili ed irruente sfondano nella mente.. Dubbi ed incertezze.. Finchè l’anima suicida non scavalcherà le protezioni e nel fiume cadrà.. per poi rinascere ancora una volta e perdersi inutilmente ancora e ancora e ancora.. destino vagabondo per l’anima senza pace che insegue le stelle.. destino scelto quello d’inseguire indomabili serpentelli rossi su una testa di medusa mai doma.. ali di farfalla che profumano di libertà e portano lontano un’anima di cristallo..
Sono quello che non t’aspetti.. sono l’incertezza.. l’instabilità.. tutto quello che di negativo c’è nell’uomo.. incatenato e chiuso in un’umida segreta.. celato ai tuoi occhi.. Appaio come una piccola, verde e tranquilla collinetta.. tondeggiante ammorbidisco l’orizzonte ai tuoi occhi.. piccolo.. innocuo.. come tante altre colline.. ma dentro..
Urla.. Urla a questo cazzo di mondo quello che dentro brucia.. graffia.. ferisce.. scuotilo.. smuovilo.. sveglialo dal torpore in cui l’hanno adagiato.. sentimenti dormienti.. drogati.. anestetizzati.. ubriacati dalle false sicurezze e dai bisogni illusori di cui ci costringono a non poter fare a meno.. forse io che sono la cosa più instabile, insicura, inutile, inservibile.. forse io sono l’unica sicurezza.. ma non per me stesso.. io non ho bisogno.. e allora corro.. cammino.. nella notte con un pensiero.. cammino nella notte.. e nella notte vorrei che mi lasciaste.. nella notte vorrei rimanere.. fuori dal mondo.. lontano da tutti.. tornare nel buio che mi partorì.. liberandoti dalla mia scomoda presenza..

Se vuoi liberarti di me dovrai uccidermi.. forse una volta.. forse due.. finchè non sarò solo polvere.. ricordo che svanisce.. Non esitare.. Fallo.. Ti conviene.. SPARA.. prenditi la mia pace..

Rapisci notte.. portami via.. sono solo contraddizione e caos.. inservibile come amante.. inutile come puttana.. senza peso come amico..

ma quanta la presunzione in queste mie parole.. quanto in alto ho volato.. credendo d’esser qualcuno.. sapendo d’esser nessuno.. non volendo essere uno dei tanti.. non lo sono.. ho un odore diverso.. un pelle diversa.. non ho nome.. non ho stemmi.. non ho divise ne numeri.. chiuso come lo scrigno che dei pirati conservava il tesoro.. ho una mappa con delle indicazioni.. non ti porterà fino in fondo, ma sarà comunque una guida nel labirinto buio che sono..
una mappa ed una lanterna che tu non vuoi e rimani lì, sull’ingresso, nella penombra, in silenzio con la pistola in mano..

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Ubriaco canta amore (Bandabardò)

22 Settembre 2004 2 commenti

È una notte senza luna
ubriaco canta amore
alla fortuna
Senza freddo e senza pane
ubriaco canta amore
alle persiane
Seduto sull’asfalto che fuma
sembra un tempo da Medioevo
qualcuno dice che è un pazzo
un altro dice che non è nessuno
Per la gente nervosa in attesa del lieto fine
chi mangia solo terra e acqua
è un errore da digerire!
È una notte senza luna
ubriaco canta amore
alla fortuna
Senza freddo e senza pane
ubriaco canta amore
alle persiane
Lui sa di avere ragione
sa di essere felice e sulla sua pelle nera
scrive un nome di vernice
Alla gente distratta in attesa del lieto fine
lui risponde con il vento
?Io sono il più contento?
È una notte senza luna…

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Giullare folle

21 Settembre 2004 6 commenti

Colpito da improvvisa follia sbando mentre cammino.. Finisco contro le pareti ed i mobili di una stanza troppo stretta.. Esco indossando un cappello da giullare d’altri tempi con punte e campanelli che rumoreggiano come cento gatti con il collare.. un esercito di felini domestici in marcia verso chissà dove.. Un riso, isterico e sintomo di pazzia, risuona per le scale.. Occhi spalancati vogliono uscire dalle orbite.. Tintinna il cappello dai mille colori.. Sorride beffardo, il giullare pazzo, muovendo le mani nell’aria.. Veste di follia le strade e s’inchina con riverenza alle dame, porgendo loro un fiore.. Saltella e zompetta nel grigio dei palazzi.. canticchia e fischietta filastrocche bambine tra i clacson impazziti.. soffia nella trombetta e sembra una papera ubriaca, mentre l’ennesimo fiore regala alla bellezza.. sbeffeggia e cammina.. ride e gira su se stesso.. urlacchia e salta.. è un arcobaleno impazzito che balla il ballo di San Vito.. arrotola palloncini in forme straniere color pastello.. cerone sul volto e sorriso da clown, accarezza pargoli sorridenti.. diverte la gente la sua ilare follia ed i loro pensieri porta via in un cesto di vimini tra i palloncini.. mentre saltella e sbanda ridente e ghignante attorno a lui la gente è allegra e festante..

Vai folle giullare,
per le strade
continua a saltare..
Vai folle giullare,
la gente ride
e non ti puoi fermare..
Vai folle giullare,
con il cerone
la tua anima triste la puoi celare..

Vai rosso e folle giullare,
mostra a tutti i tuoi colori,
ma dentro tieni
i tuoi neri orrori..

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sonno e solo

21 Settembre 2004 5 commenti

La notte scorsa mi sono immerso in una città deserta e silenziosa.. Ho calpestato i resti di sogni che qualcuno ha lasciato sul bordo di marciapiedi consumati da troppe scarpe.. Scricchiolavano sotto le mie suole di gomma rompendo il silenzio della notte.. Ho contato i miei tarocchi ed ho visto che ne mancavano alcuni.. letture viziate incomplete come l’esistenza che hanno la presunzione di raccontare un futuro generico e sputtanato che ci appare scolorito su labbra appesantite da troppo rossetto di un color sangue violento e incurante della fragilità dell’animo umano come la sentenza che ci sparano addosso.. Parole legate una dietro l’altra senza senso.. ammorbidiscono la mente.. qualcuno canta nella mia testa.. una voce calda mi chiama amico e mi dice di non addormentarmi.. mi dice che il sonno va odiato perchè ruba il tempo per sognare.. nella mia mente gli rispondo.. amico mio.. non dormo e non sogno in questa notte.. sto inseguendo una stella ed una vita.. il sogno lo porto nello zaino per tempi migliori.. o per farne regalo a chi lo vorrà.. Forse un giorno se ne andrà da se.. come faccio io ora.. me ne vado.. Cosa vuoi amico mio.. è la vita.. fatta di piccole morti e nuove rinascite.. Gente che va e gente che viene.. Si fermano per un pò ma poi riprendono il loro cammino.. ed io posso solo guardargli il culo mentre si allontanano..

..post di merda..

Stanotte sarò di nuovo su quelle strade..
Stanotte sarò seduto sotto il castello dell’angelo..
nei suoi giardini..
chissà a che ora..
chissà per quanto..
ma sarò lì..
rosso e solo..
perso..
leggero..

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Inferno (Mau Mau)

20 Settembre 2004 3 commenti

Sotto Cerbero in un mare di catrame
si eccita e sbavazza ostentando i genitali
Oh, il suo è un porto sicuro
come il risucchio orale di una bella bocca
una bella bocca…..

“Mi gusta il vostro mondo di lassù
così pulsante di vitalità sfrenata
di pistoleri con l’immunità pagata da da dah
Gloria e onore ai trafficanti
e come spremono contanti
a chi durerà pochi anni
di narcocarità

Un giorno avrò anch’io un bel posto lassù all’Inferno
Un giorno avrò anch’io un bel posto lassù all’Inferno
_____________________________________PORNOSCIO’!!
_____________________________________che vita…….
Ah, la vita è odore di caldo shish kebab
di misto birra, olio motore e fumo
e mute di cani ringhiosi alle palle che rabbrividano
Gli angeli che non si arrendono
stendono le ali al massimo
perché ci sarà da sudare
per campare____per tentare____per riuscire____per venire

Un giorno avrò anch’io un bel posto lassù all’Inferno
Un giorno avrò anch’io un bel posto lassù all’Inferno
Se muoio avrò anch’io un bel posto lassù all’Inferno
Io spero che avrò anch’io un bel posto lassù all’Inferno

Mau Mau – Eldorado – traccia n.2 – Inferno

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La vita e l’amore

20 Settembre 2004 10 commenti

La vita.. Tutti ce l’hanno ma pochi sanno cosa farne..

L’amore.. Tutti lo cercano ma nessuno sa cosa sia..

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Tarocchi ubriachi

17 Settembre 2004 6 commenti

Ramon stanotte, si è fatto fare le carte da una vecchia indovina senza denti e mezza ubriaca. Poteva scegliere di meglio?
Con le dita attaccate dall’artrite, la vecchia indovina, ha tirato giù il futuro di Ramon come una bambina che gioca con le figurine. Una dietro l’altra ha sistemato i tarocchi nella posizione esatta con mistica lentezza, dovuta più all’alcol che alla sacralità del gesto. Davanti ai suoi occhi, Ramon, ha guardato le carte talmente consumate da non riuscirci a leggere nemmeno cosa rappresentassero. Disposte in una specie di croce con due braccia, le figure sbiadite se ne stavano lì, su quel panno rosso bucato dalle sigarette con noncurante indifferenza, a ballare sotto la luce tremolante delle candele. Carte consumate dall’uso e dal tempo, senza più colori, mischiate troppe volte, per leggere in un animo sconosciuto e nascosto più del suo futuro. Silenzioso Ramon aspetta paziente che la veggente ubriaca sbiascicasse fuori qualche parola dalla caverna sdentata o tirasse fuori da sotto il tavolino una bottiglia di vino di pessima qualità. Quella con gli occhi bassi sulle carte continuava a respirare rumorosamente. “Se sarà mica addormentata st’indovina?” – chiese a se stesso Ramon – “Questa è ubriaca fradicia”. La vecchia signora alzò lo sguardo crucciato su Ramon come se avesse letto i suoi pensieri e, girando una carta, disse: “Il matto! mmmmhh..”, andò avanti e girò quello che secondo lei era la carta de “l’imperatore”, in posizione capovolta, con una smorfia. Poi vennero “l’eremita”, “la morte”, “la luna” ed “il diavolo”. e poi ancora fino a scoprirle tutt’e dieci. L’anziana divinatrice si rabbuiò. Sembrava non capire o forse non voler dire. Parlava con se stessa passando le mani distorte sulle carte mentre Ramon fumava nel buio. “Ragazzo mio, tu sei strano. Le carte non mentono. Tu hai qualcosa.” – borbottava la vecchia – “Tu sei pazzo, insicuro, senza equilibrio e senza maturità, conosci la solitudine e nascondi le tue emozioni, ti nascondi nei sogni.” – Tirò fuori un cartone di vino e si mise a bere e parlare agitata – “Eviti legami e combatti contro il tuo io spirituale.” – continuò con la faccia sempre più buia – “nel tuo futuro vedo la morte, inganni, malattia, disperazione. Figlio mio tu sei… Ti hanno fatto il malocchio. Una maledizione. Ma c’è una piccola luce lontana. Non tutto è male.. forse.. speranza..piccola..” – iniziò a borbottare parole incomprensibili rivolta verso le carte – “..cattive con lui..perchè..giovan..pov..ero.”. La voce sempre più impastata dall’alcol. Alzò lo sguardo compassionevole verso Ramon e gli accarezzò una guancia. La vecchia indovina aveva gli occhi lucidi, stava quasi per piangere – “Le carte non mentono figliolo”. Parole tremolanti dal forte odore di pessimo vino. Ramon sorrise e le disse di non preoccuparsi. “Non preoccuparti nonnina. La vita è peggio di quel che hai letto nei tuoi vecchi tarocchi. Sono io stesso la mia maledizione. Ma vedrai che andrà tutto bene. Perchè il futuro non è scritto ed io, come hai detto anche tu, sono pazzo e davanti a me c’è il caos.” – sorrise ancora. “Prendi questo” – la divinatrice gli stava porgendo un ciondolo scuro che si era tolta dal collo – “ti aiuterà, ti proteggerà, e ti guiderà.”. Ramon la ringraziò infinitamente per il gesto ma rifiutò, “Tienilo tu nonnina. Conservalo per me. Io lo perderei subito. A presto.”. Lasciò una carezza sulle mani dell’anziana indovina e pagò più di quanto pattuito, prima d’andar via nella notte fischiettando una canzone, con un futuro ancora sconosciuto da affrontare.

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