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Non bastava il terremoto..

1 Gennaio 1970 1 commento

Maremoto: censura a Myanmar, mine in Sri Lanka, preoccupa l’Aceh

MISNA | CAFOD
martedì, 28 dicembre, 2004

Il devastante maremoto che ha colpito le zone dell’Asia Sud orientale, sta facendo riemergere situazioni di dittature, conflitti e tensioni in diversi Paesi della regione. In Myanmar la giunta militare sta tenendo la popolazione all’oscuro dell?ondata anomala che ha colpito, sebbene solo in parte, il Paese – comunica l’agenzia Misna. “Non sappiamo se sono state avviate delle operazioni di soccorso” – afferma una fonte tenuta anonima dall’agenzia di stampa. Secondo cifre ufficiali governative sarebbero 30 le vittime, mentre gli esuli in Thailandia sostengono che i morti sono una sessantina; fonti di stampa internazionali, invece, alzano il bilancio a 90 vittime. Nel Myanmar, popolato da 43 milioni di abitanti, si sono succeduti regimi militari dal 1962 e la giunta attualmente al potere a Yangon, il Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo, è guidata dal generale Than Shwe e dal neoprimo ministro, il generale Soe Win.

L’onda-tsunami che ha investito lo Sri Lanka ha portato in superficie le mine piazzate dai ribelli Tamil e ha sradicato i cartelli di allarme che ne segnalavano la presenza, minacciando le operazioni di soccorso – riportano operatori dell’Unicef. “Le mine hanno galleggiato nell’acqua e sono state portate lontano dai campi minati, così ora non sappiamo dove sono e i cartelli di avvertimento sono stati spazzati via o distrutti” – ha detto il direttore dell’Unicef in Sri Lanka, Ted Chaiban. Sono circa 1.5 milioni le mine piazzate dai ribelli Tigri del Tamil, che dal 1983 combattono per uno stato indipendente, Tamil Eelam, nel nord-est dello Sri Lanka.

Preoccupa anche la situazione in Aceh – sottolinea un comunicato della Cafod, l’Agenzia cattolica internazionale per lo sviluppo. Isolato per 20 mesi dall’esercito indonesiano dove la popolazione della provincia ricca di petrolio combatte dal 1976 per la propria autonomia in una guerra civile che ha mietuto almeno 12.000 vittime.

Secondo l’Associazione dei popoli minacciati, “il cessate il fuoco annunciato lunedì dal governo indonesiano costituisce un segnale positivo, ma va ricordato che le autorità indonesiane permetteranno ai volontari internazionali giunti per portare aiuti alla popolazione colpita dalla catastrofe ambientale di accedere alla regione solo a partire da mercoledì”. Secondo l’APM, in questo modo si mette a rischio la vita di decine di migliaia di persone. In alcune città di Aceh, l’80% delle case e la maggior parte delle infrastrutture è stata distrutta e il pericolo di epidemie è altissimo. L’esercito e i volontari indonesiani non hanno sufficienti mezzi per affrontare appropriatamente le conseguenze della catastrofe. I volontari internazionali devono poter accedere alla regione quanto prima in modo da poter assicurare la sopravvivenza della popolazione civile. Finora ad Aceh sono stati recuperati i corpi di 5.700 persone, ma secondo il vice-presidente indonesiano Jusuf Kalla il numero dei morti ad Aceh potrebbe aumentare fino a 25.000. Infatti, le informazioni che giungono dalla costa occidentale di Aceh, particolarmente vicina all’epicentro del terremoto, sono ancora molto scarse. [GB]

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Dal Sito di Unimondo

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