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27 Novembre 2009 Commenti chiusi

Se una lampadina si fulmina le altre persone la sostituiscono. Se una lampadina si fulmina a me, io resto al buio e mi chiedo cosa ho fatto di male.

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Sempre e comunque Stupido

24 Marzo 2009 1 commento

"É quello che fai che determina quello che sei!"
"No, zio Ted! É quello che sei che determina quello che fai, ho ragione Jude?"
"Mmm… diciamo che non è importante quello che fai, ma il modo in cui lo fai."

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il Trip di stanotte..

11 Dicembre 2008 1 commento

Raccontarlo è impossibile per due motivi.. primo è stato troppo intenso ed intimo, nel senso di personale.. e secondo non me lo ricordo quasi per niente.. ci vorrebbe un registratore di pensieri.. un qualcosa che uno si attacca alla testa e registra i vari pensieri.. quando escono cosi non si possono scrivere e non si possono ricordare.. ho subito una separazione di coscienze, si non mi limito alla semplice molteplicità di personalità, troppo semplice e ormai sputtanata.. io scindo molto nel profondo specialmente quando sto fatto come un jamaicano fatto.. ad un certo punto ho visto una mia coscienza (ma coscienza se scrive con la "i"?? mmm.. dubbio) sdraiata su una bianca spiaggia jamaicana a prendere il sole ed ascoltare il mare.. io di solito non prendo il sole.. è una cosa che odio.. però lì stavo in pace.. ed allora l’ho lasciata lì a rilassarsi ed ho intrapreso un viaggio introspettivo-astrale.. me sembravo quasi Morrison nel deserto dopo i funghi.. ho una sensazione di lotta tra me stesso e me stesso.. una lotta pesante e difficile.. finita com’è iniziata senza rumore.. è bastato che il pensiero prendesse una deviazione imprevista perchè mi rimanesse addosso solo la stanchezza della battaglia senza una conclusione.. un passo dopo l’altro.. un pensiero dopo l’altro ed il trip cambiava la strada le visioni le sensazioni.. porte della percezione?? non lo so.. ma andavo andavo andavo vagabondo, ramingo nelle pieghe della mente dello spirito e delle coscienze.. a volte non è facile.. camminando sull’orlo di se stessi si vedono anche cose che non piacciono.. allargando
espandendo una consapevolezza ed una coscienza personale si devono affrontare anche dei demoni che hanno il nostro viso.. si può esser vivi respirare mangiare scopare bere.. eppure puzzare già di cadavere.. passeggiare con la schiena curva per il peso della bara che ci si porta dietro.. ma non si può assassinare la lucidità per far uscire dall’umbertoso grembo del mostro un io nascosto e sconosciuto anche a se stessi..

era robba bbona!!!

è stato un viaggio fantastico.. cosmico ed incosciente.. mi sono ritrovato spettatore di due me stessi che litigavano tra loro.. ne ho visto uno tentare di volare mentre l’altro lo tratteneva per le caviglie.. entrambi piangevano ed urlavano.. chi per frustrazione chi per paura.. li ho visti picchiarsi a sangue e vomito mentre un altro me stesso se ne fregava crogiolandosi nel suo odio verso il mondo.. ne ho visto uno partorire sogni già defunti e grigi uccisi da un altro me stesso nascosto nella sua vagina secca ed arida.. stantto ho camminato con passo tranquillo e scanzonato tra coscienze in guerra e fiumi di pensieri straripanti ed inarrestabili.. da un unico piccolo pensiero ho iniziato un innumevole diversità di sentieri e viaggi.. ad ogni bivio mi sono scisso in due o in tre ed ho seguito tutte le strade ed i sentieri.. ad ogni bivio o incrocio ho cambiato strada e destinazione.. ho assassinato in silenzio e senza dolore ogni direzione logica.. ad ogni cazzo di tuono che mi riportava alla buia realtà d’una stanza da letto in piena notte ho bestemmiato contro perchè mi distoglieva dalla strada più o meno dritta per scaraventarmi di nuovo in quel posto puzzolente da dove mi ero allontanato.. ad ogni sveglia non so nemmeno se aprivo gli occhi o no.. non so se dormivo.. so che non ero cosciente..

si.. era decisamente bbbona!!

sono flussi di pensieri impossibili da ricordare.. nemmeno se si cerca di seguire la strada al contrario.. di risalire la corrente il flusso di coscienza come se fossi un salmone che risale la corrente per andare a depositare le uova e morire.. io mi perderei di sicuro.. per quando sia impossibile perdersi in un fiume.. magari cosi nemmeno crepo.. e allora come si fa..

che domande.. se fuma ancora e
la prossima volta s’organizza un pokerino tra se stessi!

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Colonna Sonora mentre scrivevo -> Calexico – Best of

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La felicità è clandestina e muore in silenzio

14 Ottobre 2008 6 commenti

Lo aspettava con addosso biancheria intima nuova, ed una vestaglia corta che lasciava scoperte le lunghe gambe ancora perfette, nonostante non fosse più la ragazzina adolescente che respingeva,con la sicurezza di una donna, le avances di uomini più grandi di lei. Molto più grandi di lei.
Sorseggiava la solita vodka ghiacciata e fumava le solite sigarette dal tabacco scuro, indossando lingerie nuova, in attesa del suo arrivo. Le piaceva arrivare in anticipo per guardarsi attorno. Osservare il nuovo appartamento preso in prestito. Studiare il campo di battaglia. Il terreno dove si sarebbe combattuta quella guerra fatta di sesso, carezze, graffi e morsi. Sentì il proprio profumo nell’aria. Ascoltò il frusciare della seta lucida della vestaglia ad ogni suo movimento e trovò la posizione giusta, dove c’era la luce giusta, nel punto giusto dell’appartamento preso in presito, dove attenderlo. Anche l’attesa fu giusta. Lui entrò dopo pochi minuti. Il tempo giusto di finire l’ultimo sorso di vodka mentre lui le gettava addosso il primo sguardo.
Si ritrovarono sul tappetto del piccolo salotto con ancora tutti i vestiti addosso, ansimando e sudando, fumando in silenzio e scaricando l’adrenalina. Le piaceva fare sesso con lui perchè, nonostante la grande sicurezza che mostrava, sapeva come girarlo ai suoi voleri. Era sempre lei a decidere come fare, le posizioni, il ritmo ed era sempre lei a decidere quando venire, quando finire. Ma nonostante questo lo considerava niente male a letto e si ritrovava a pensare che nemmeno suo marito riusciva a farla godere cosi. Forse per quell’assurda cosa che con le persone che amiamo non si è mai del tutto se stessi. Mentre con lui poteva lasciarsi andare. Essere quel che era, senza alcuna difesa perchè non aveva nessuna immagine da proteggere, nessuna se stessa da nascondere o di cui vergognarsi. Si chiedeva anche se per lui fosse lo stesso con sua moglie, ma la risposta era sempre affermativa, altrimenti non sarebbe lì con lei. Perchè lui non poteva essere lì solo per una scopata. Lei era qualcosa di più. Di molto altro. Parlavano tra di loro. Scopavano, ma parlavano anche. Si confidavano, si confrontavano senza freni e senza paura. No, lei non era solo una cazzo di scopata. Questa era la sua risposta. La sua unica risposta possibile.
Finito di bere lei lo spogliò e lo condusse in camera da letto. Gli diede un paio di pacche sul culo sodo mentre andavano, e risero entrambi. Stava bene con lui in quei momenti in cui poteva lasciarsi andare. Scoparono ancora, e ancora. Passionale e dolce. Lei alternò i modi ed i piaceri. Voleva gustare tutto quello che lui poteva dargli, tutto ciò che lei poteva prendere in quel letto estraneo. Nell’odore di lenzuola pulite con un detersivo che non era il suo. A cui non era abituata. Guardando un soffitto sconosciuto. Stringendo la testiera di un letto estraneo. Sentendo sul collo il caldo dell’alito ansimante di lui. Sentendo le sue mani da uomo stringerle i glutei nell’illusione di comandare il ritmo dell’amplesso. Leccandogli il sudore e l’umore. Uniche cose che conosceva, a cui era abituata. Odore e sapore di un uomo che non era suo marito.
Era ormai pomeriggio quando lui iniziò a parlare. Se se stavano abbracciati a fumare. Lei le solite sigarette con il tabacco scuro e lui le sue "homemade". Diceva che cosi ne fumava di meno. Altra illusione.
"Dov’è tuo marito?". Tuo marito. Un’altra di quelle cose non scritte. Quando stavano insieme nessuno dei due chiamava per nome i rispettivi coniugi traditi. Erano entità astratte. Dovevano esserlo.
"In viaggio d’affari chissà dove. Come sempre. Forse tu lo sai meglio di me."
"Dovremmo smetterla. Finire questa storia. Mi fa sentire sporco. Lo sai che siamo amici e colleghi io e tuo marito."
"Credi che sospetti qualcosa? O forse è per tua moglie?"
"Non lo so. Mia moglie? Figurati. E’ troppo occupata con se stessa e non vede altro. Ma non è questo. Lavoriamo insieme. E siamo amici."
"Ti stanno venendo i sensi di colpa perchè scopi con sua moglie? Siamo amici anche io e te. In più parliamo e scopiamo da dio. Forse è questo che ti spaventa tanto?"
"Al contrario! Ogni uomo m’invidierebbe se sapesse. C’è qualcosa di più vero e puro?"
"Certo che sei strano tu. Ma mi piaci anche per questo."
"Alla fine non siamo poi così diversi tra uomini e donne sotto alcuni aspetti. Basta riuscire a comunicare le cose."
"Già. Basta comunicare. Come se fosse facile."
"Io e te comunichiamo. E bene anche."
"E scopiamo. E bene anche."
"Mmm.. è vero. Che ore sono?"
"Sono quasi le quattro."
"Cazzo! Devo andare. E’ tardi. Ho una riunione di lavoro."
Si alzò di scatto dal letto bruciandosi con la cenere della sigaretta.
"Cazzo! Brucia! Ascolta, io sono dell’idea che dovremo darci un taglio."
"Ok. Ne riparleremo. Adesso vestiti e vai. Io sistemo l’appartamento."
Lui si vestì in fretta. Lei rimase nel letto a finire di fumare e si versò altra vodka. Non parlarono d’altro. Si guardarono solamente. Lui la salutò velocemente ed uscì. Lei scolò d’un sorso il resto del bicchiere, si alzò ed andò in bagno a farsi una doccia. Fece uscire l’acqua in modo che arrivasse alla giusta temperatura. Si guardò allo specchio. Si toccò i seni ed il collo e ripensò a lui, alle sue mani. Gli piaceva fare del sesso con lui perchè poteva dettare lei le regole, pensò. Lui era accondiscendente alle sue voglie, ai suoi desideri, ai suoi umori, eppure non lo sentiva come il suo oggetto di piacere. Si sfiorò tra le gambe ancora umide ed entrò nella doccia. Il getto caldo la isolò dal mondo e svanirono i pensieri.
Si vestì. Tolse le lenzuola dal letto e le mise nel cesto della biancheria nel bagno. Guardò in giro, recuperò i bicchieri ed il posacenere pieno. Prese la bottiglia di vodka ormai finita dagli incontri passati e rimise al suo posto la vestaglia di seta corta. Spruzzò del deodorante per ambienti alla cannella per nascondere i loro odori. Ma soprattutto l’odore di sesso che ancora si respirava forte, intenso, quasi caldo. Pulì e si accertò di non lasciare niente di personale in giro. Ci teneva a non fare brutta figura con chi le aveva prestato l’alcova. Era anche una questione di rispetto. E non voleva dare alla padrona di casa motivi per un rifiuto alla prossima richiesta.
Una volta sulla porta si girò per un ultimo controllo. Sorrise al pensiero che lui voleva finirla lì.
"E’ quasi tenero nel suo preoccuparsi. Quasi infantile." pensò. Ma divenne subito triste all’idea di porre fine a tutto quello, al non poterlo più vedere, al non poter più essere così libera. Così semplicemente felice.
Aprì la porta e si trovò controsole. Un bagliore la investì e lei strizzò le palpebre dietro gli occhiali scuri firmati. Un attimo dopo cadde indietro nell’appartamento con una chiazza rossa che si allargava sopra il seno sinistro.
Abbagliata dal basso sole autunnale, non vide l’assassino che la attendeva fuori della porta. Non udì nemmeno lo sbuffo del silenziatore montato sulla pistola. Si sentì solamente spingere indietro e perdere l’equilibrio con un’espressione di stupore sul volto. Sentì appena i raggi caldi sul volto e dell’umido impregnarle il reggiseno. Poi più nulla.
I primo colpo la raggiunse al cuore facendola cadere all’indietro. Il secondo le mandò in frantumi la lente destra degli occhiali firmati ed il cervello.
L’uomo vide solamente una donna bionda con occhiali da sole uscire dal palazzo, e poi si chinò a raccogliere le feci del suo cane, da bravo cittadino civile. Questo fu quanto dichiarò agli agenti accorsi sul posto.

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quentin

13 Ottobre 2008 Commenti chiusi
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Politica: il senso..

10 Giugno 2008 2 commenti

Una mano lava l’altra..

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Freschi come all’inferno..

5 Giugno 2008 Commenti chiusi

"Signore dei Pupazzi hai trovato il mio cervello?
Signore dei Pupazzi hai preso tu mio fratello?
Signore dei Pupazzi hai il suo sangue sul coltello
Signore dei Pupazzi Signore dei Pupazzi
Dove sei adesso che ho trovato un bambino cosi bello?

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Tramonto tossico

22 Maggio 2008 2 commenti

cielo verde ramarro

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?Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo

24 Aprile 2008 4 commenti

"-Dobbiamo andare e non fermarci mai finchè non arriviamo
-Per andare dove, amico?
-Non lo so,ma dobbiamo andare" 

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Piove, governo ladro!

22 Aprile 2008 Commenti chiusi

Mi ritrovo a salire una scalinata sporca e malmessa. Il marmo è quasi nero e consumato. Almeno dove c’è ancora. Ai lati un roseto in fiore copre il passamano fino in cima. O almeno credo. E’ troppo in alto. Se mi volto mi rendo conto d’aver fatto pochi scalini. Eppure sono già stanco. Ancora un passo. Lentamente. Ancora un altro. Così. Tanto non ho nulla da fare. Ancora uno. Basta far piano e mi ritroverò in cima a guardare il panorama. Sono troppo stanco. Meglio fare una pausa. Meglio stare qui e farsi crescere le rose addosso. Pungersi con le loro spine e tingere di rosso i petali bianchi. Pallidi senza sole nascono candidi nella notte. Finchè non sono arrivato a sporcarli. Meglio farli a pois. La tinta unica non va più di moda. Non va molto nemmeno il rosso st’anno. Meglio nascondere la faccia tra le mani. Sporcarsi del proprio sangue. Sono stanco. Non voglio ricominciare a salire. Aspetto che scenda qualcuno e mi racconti che c’è lassù. Io me ne torno giù prima che ste rose mi dissanguino.

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